Questo evento può essere incluso nell’ Abbonamento a 12 spettacoli e nell’ Abbonamento a 7 spettacoli, ed è incluso nell’ Abbonamento Danza.
Per questo evento non sono previste riduzioni.
Questo evento è acquistabile presso la biglietteria del teatro oppure anche attraverso i link dedicati di Ticketone Carta del Docente e Carte Cultura
Agevolazioni previste:
Nel Teatro non sono presenti ascensori.
Lo spettatore è tenuto a fornire la Disability card per attestare il proprio diritto.
L’acquisto si può effettuare ESCLUSIVAMENTE rivolgendosi alla biglietteria del Teatro Verdi tramite email (info@teatroverdionline.it), telefonicamente allo 055.21.23.20 o anche di persona.
Nel foyer del teatro il Cafè du Theatre apre dalle 19:45 per caffè, spuntini, snack, taglieri e aperitivi.
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Fabrizio Monteverde svolge, da ormai oltre trent’anni, un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile. Affascinato dall’idea di un Don Chisciotte bizzarro, pazzo cavaliere animato dall’idea di combattere per una giusta causa, il coreografo Monteverde riporta alla danza quei valori umani e artistici rappresentati da un protagonista che grottescamente contrasta i privilegi, spesso imperscrutabili e ben ovattati, in una società sorda o che fa finta di non sentire. Io, Don Chisciotte ha debuttato al Festival Civitanova Danza nel 2019; nella versione 2027 del romanzo spagnolo di Cervantes, il protagonista non smette di incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti: al centro della scena solo i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte – con il suo sguardo strabico sulla realtà – conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo: elemento disturbante e artefice del caos, in fondo ci dimostra che ogni cosa, ogni persona è sempre altro da quello che dice di essere. L’errore è verità e la verità è errore in una società che, soprattutto per un Don Chisciotte poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde, è alla rovescia. Il mondo, del resto – così come la scena – è sempre diverso in base al punto di vista da cui lo guardiamo e la verità si manifesta solo nella libertà di muoversi al suo interno, una libertà incondizionata che testimonia l’inseguimento di un sogno, la ricerca del proprio io bambino, il desiderio infinito di amare. Io, Don Chisciotte, rappresenta la rivincita del senso “individuale” contro il dominio dell’astratta “universalità” delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di Sancho Panza. Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai “un fine” e neppure “una fine” in senso assoluto, perché in fondo il bello – dice Don Chisciotte – “sta a impazzire senza motivo!”.